Quantified Self: i ricercatori si incontrano per parlarne

Quantified Self: i ricercatori si incontrano per parlarne

Internet, la Rete delle Reti, ci permette da sempre di diffondere e condividere informazione e conoscenza.
Al suo fianco, e al giorno d’oggi, si collocano delle tecnologie emergenti che ci danno la possibilità di imparare a conoscere meglio noi stessi.
Questo esempio è dato in modo evidente dalle tecnologie Quantified Self che registrano costantemente i dati che ci riguardano.
Lo Sport Band che misura le nostre performance nel fitness e ci aiuta a raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, e lo smartwatch, non ultimo quello della Apple, in grado di memorizzare il nostro battito cardiaco e la qualità del nostro sonno, sono soltanto alcuni esempi pratici della piega tecnologica che la nostra vita sta prendendo.

Per questo motivo nasce Quantified Self Torino, il meetUp torinese di ricercatori e studiosi sul tema, che si incontrano per trovare collaborazioni sinergiche, rendere note le loro ricerche e proseguire nei loro studi.
In questo ambito e in occasione del primo incontro del gruppo, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Assunta Matassa, ricercatrice presso l’Università e tra gli organizzatori dell’evento-esperienza.

Il primo incontro ha visto tra i relatori Alessandro Marcengo, Massimo Zedda, Luana Donetti, Amon Rapp.

1 – Come nasce Quantified Self Torino?
Quantified Self Torino nasce tre anni fa da un interesse di ricerca di Alessandro Marcengo, fondatore del gruppo che ha coinvolto me, Amon Rapp e Federica Cena, in qualità di ricercatori presso il dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, per studiare e portare avanti i lavori di ricerca su questo tema.
L’idea era quella di trasportare i famigerati meetups della Bay Area californiana in Italia per stabilire una serie di incontri tra le persone che sono interessate sotto varie prospettive alla tematica del tracking dei dati personali.

2 – La ricerca nel campo del Quantified Self è in costante sviluppo ed è sotto l’attenzione di tutti, basta pensare all’Apple Watch. Che vantaggi potrà portare alla persona l’analisi dei propri Sé?
In primo luogo si parla di consapevolezza rispetto a proprie abitudini, corrette o meno che siano. Dalla consapevolezza è possibile generare allora cambiamento o propensione verso lo stesso. Disponendo dei propri dati personali, infatti, le persone sono implicitamente invitate ad ‘analizzarli’, ad aprire riflessioni su di essi e, nel caso li considerino rilevanti, prenderli come punto di partenza per cambiare quelle di cui non sono soddisfatti. L’AppleWatch, come tanti altri dispositivi simili a questo, possono allora rilevarsi un utilissimo supporto alle attività di tracciamento e consapevolizzazione.

3 – Il primo incontro è stato multidisciplinare perché ha visto l’intervento anche di uno psicoterapeuta.
Ci sono diversi specialisti che possono essere coinvolti nello studio del Quantified-Self?
Il Quantified Self ha un’anima senz’altro multidisciplinare e prende giovamento proprio da questa. La partecipazione di una componente psicologica come pure sociologica risulta essenziale per attivare i meccanismi di consapevolezza e cambiamento di cui abbiamo accennato. Se la componente informatico-tecnologica ricopre un ruolo importante per la raccolta e l’analisi dei dati, quella socio-psicologica diventa essenziale al fine di attribuire significato e valore ai dati raccolti.

4 – Quali sono i progetti di ricerca che sta seguendo l’Università degli Studi di Torino?
Relativamente al Quantified Self, noi del dipartimento di Informatica abbiamo collaborato attivamente alla realizzazione di Specch.io, l’applicazione presentata da Marcengo durante l’incontro.

Specch.io è un sistema che nasce per esplorare i dati personali, tramite la loro analisi e correlazione, con l’obiettivo di promuovere e favorire il benessere del singolo utilizzatore, nel tempo.

Stiamo inoltre seguendo le strategie utilizzate nel Quantified Self per la realizzazione di un progetto sul comfort personale nell’ambiente.
Personalmente, mi sto occupando di tracciamento dei dati attraverso l’uso di wearable devices al fine di creare una dialettica virtuosa tra individuo, emotività e spazi urbani, tema del mio dottorato di ricerca.

Livia Ranieri

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