Privacy Sweep 2015: bambini non abbastanza tutelati in Rete

Privacy Sweep 2015: bambini non abbastanza tutelati in Rete

Nei giorni scorsi, il Garante della Privacy ha reso noti i risultati dell’indagine svolta in collaborazione con altre ventotto Autorithy del Global Privacy Enforcement Network (GPEN) in occasione del Privacy Sweep 2015, al fine di verificare quanto sono protetti in rete i bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni.

Il risultato è sconfortante: su 35 tra app e siti analizzati, 21 presentano gravi situazioni di rischio e 8 richiedono ispezioni più mirate e precise.

Ma facciamo un passo indietro. Quest’avventura è iniziata lo scorso 12 maggio 2015, ribattezzato Sweep Day, quando le ventotto autorità di tutto il mondo hanno controllato a tappeto i siti e le app più usate tra i giovanissimi. Nel frattempo detti programmi sono stati analizzati sotto tre profili:

  1. Raccolta e uso delle informazioni riguardanti i minori;
  2. Autorizzazioni richieste per scaricare le applicazioni;
  3. Rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.

Le analisi sono state poi raccolte in un report comune a tutte le nazioni coinvolte nello Sweep.

Gli esperti del Garante hanno messo sotto la lente d’ingrandimento 35 siti e app e questo è ciò che ne deriva: in 30 casi vengono raccolti i dati del minore, in 25 è obbligatoria la registrazione immettendo almeno l’indirizzo di posta elettronica, in 20 è richiesto il nome e in 13 si consente l’accesso a foto e video presenti sul proprio dispositivo; inoltre 19 tra siti e app registrano l’indirizzo IP, 18 l’identificativo unico dell’utente, 11 richiedono la geolocalizzazione del telefonino o del tablet. Infine, in ben 23 casi è prevista la condivisione con altri soggetti dei dati personali raccolti.

Purtroppo la situazione è davvero allarmante in quanto sono stati riscontrati addirittura 23 casi in cui sono stati caricati banner pubblicitari di terzi e non attinenti con l’infanzia e 22 situazioni in cui il bambino può essere addirittura reindirizzato fuori dal sito o dall’app in uso e cosa gravissima si consente l’acquisto di prodotti.

Raramente il sito o l’app mostra una chiara ed esaustiva informativa sulla privacy o non richiede i dati personali e sono scarsamente attivabili gli strumenti di sicurezza che impediscono al bambino di diffondere i propri dati anche in maniera del tutto involontaria.

Gli altri paesi, tra cui Usa, Cina, Germania, Marocco, non stanno messi meglio di noi. A livello globale l’indagine restituisce la percezione di non riuscire a proteggere la privacy dei bambini on line perché sono troppi i siti o le app che richiedono informazioni personali, consentono la geolocalizzazione o il reindirizzamento ad altro sito oppure pubblicano informative che affermano, senza mezzi termini, di non essere pensati per il pubblico dell’infanzia.

Anche se poche le note positive ci sono e riguardano quei sparuti siti che offrono meccanismi preventivi e/o di avvertimento volti ad evitare che il bimbo immetta o riveli informazioni personali.

È palese che siamo lontanissimi da un’adeguata protezione di bambini e adolescenti nelle attività on line e che occorre, da una parte, responsabilizzare i gestori di siti e gli ideatori di app, e dall’altra richiamare i genitori ad una maggiore attenzione tesa a ben vigilare sempre e ovunque.

Il rapporto è consultabile sul sito dell’Autorità, per ulteriori informazioni, clicca qui: l’indagine del Garante.

Luciana Spina

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