Letzgo: una nuova app per spostarsi in città

Letzgo: una nuova app per spostarsi in città

Sei in auto e disponi di almeno un posto libero? Sei il candidato ideale per diventare un driver Letzgo.
Letzgo il nuovo servizio di carpooling made in Italy si sta affermando nella nostra penisola, dopo aver già conquistato le città di Milano, Torino, e Padova.

Ma in cosa consiste questo servizio all’avanguardia che si colloca nell’ottica della smart mobility?
Abbiamo avuto l’occasione di intervistare il CEO di Letzgo Davide Ghezzi e il business partner Reza Effendi, i quali ci hanno illustrato cos’è Letzgo, il primo servizio di carpooling urbano istantaneo, che – via app Android e iOS – mette in comunicazione chi è alla ricerca di un passaggio per una determinata destinazione con chi sarebbe intenzionato a dargli lo strappo.

1 – Letzgo è un serizio di carpooling. Qual è la differenza tra carpooling e carsharing?
Davide Ghezzi: La differenza fondamentale tra carpooling e carsharing è che il carpooling non mette nuove auto in circolazione, ma utilizza i mezzi che ci sono già per consentire a tutti gli utenti di spostarsi: un servizio di carpooling è ad esempio Letzgo che consente agli utenti di comunicare tra di loro tramite app e di organizzarsi per ottenere un passaggio.
Il carsharing, invece, mette nuove automobili in circolazione che possono essere condivise tra le persone e consiste nell’utilizzo di un’automobile su prenotazione, che viene prelevata e condivisa e poi riportata in un parcheggio apposito.

2 – Come nasce Letzgo?
Davide Ghezzi: Letzgo nasce tre anni fa, quando ho dato forma ad un’idea che avevo da tempo: quella di riempire le macchine che passano per le nostre strade e che hanno sempre – nel 90% dei casi – a Milano quattro posti liberi.
Notavo questa disponibilità, quando le automobili erano ferme ai semafori e ho cercato di individuare un modo per sfruttare al meglio queste risorse.
Se ci fosse stato un modo per far capire al passeggero che sarei stato disponibile a salire sulla sua auto, nel caso in cui lo stesso si recasse nella mia stessa destinazione, oppure se da conducente avessi avuto l’opportunità di offrire un passaggio a chi ne avesse avuto il bisogno, questo problema si sarebbe risolto.
Solo tre anni fa – grazie all’affermarsi sul mercato degli smartphone – ho pensato di far diventare la mia idea una piattaforma, qualcosa di concreto: così è nato Ambrogio – ora Letzgo.
Nello stesso momento sono nate due realtà negli Stati Uniti, attualmente fruibili in California: questo mi ha reso contento e ha avvalorato la mia idea. In Italia, Letzgo è l’unica alternativa ad Uber per il carpooling.

3 – Letzgo vs Uber. Quali sono le differenze tra Letzgo e la tanto discussa Uber?
Davide Ghezzi: Letzgo va a soddisfare le esigenze dei passeggeri come Uber, ma si differenzia da Uber poiché ha creato una vera community di persone che decidono di condividere dei tratti di strada. La sua diversità ha permesso che non ci fosse nessuna controversia. Alla fine del passaggio sta al passeggero decidere se riconoscere al driver un rimborso spese consigliato, di più, di meno o anche niente.
Il servizio si basa su un vero e proprio legame d’amicizia: si condividono le spese del viaggio e l’utente può decidere lui a quanto contribuire. Il suggerimento consigliato si basa su una valutazione del costo della tratta chilometrica.

4 – Come si colloca Letzgo in Italia e quali sono le previsioni per il prossimo futuro?
Davide Ghezzi: Letzgo sta crescendo tantissimo. La piattaforma si sta diffondendo a Milano, Torino e Padova. Attualmente sta iniziando a prender piede anche a Genova.
Al momento, a Torino stiamo ottenendo decisamente più soddisfazioni, perché c’è una massa critica di driver e di passeggeri che rende possibile questo scambio di favori con Letzgo.
A Milano, ormai da marzo abbiamo raggiunto ottimi risultati: domanda e offerta devono incontrarsi per rendere questo servizio funzionale.
Il nostro obiettivo è consolidare la nostra leadership in Italia, dove siamo l’app carpooling più grande sul territorio.
Ci estendiamo dove i passeggeri ce lo chiedono. La richiesta ci è arrivata da Padova, dove siamo arrivati la settimana scorsa. Adesso ci arrivano anche richieste da Firenze, dove si riscontrano problematiche con i mezzi pubblici.

5 – Letzgo potrebbe cambiare la mobilità nelle città italiane. Come si colloca questo servizio nella Smart City di domani?
Davide Ghezzi: L’idea alla base di Letzgo è consentire a chi ha bisogno di prendere l’auto lo possa fare, ma anche chi vuole possa avere la possibilità di non farlo. L’obiettivo è ridurre il numero di macchine in circolazione.
Questa prospettiva che sembra molto idealista, si sta realizzando già negli USA, dove sono anni e anni più avanti rispetto a noi: a San Francisco è già una realtà.
Andando più in là nel tempo, si può pensare anche a come l’app possa integrarsi nella fruizione delle nuove auto autonome, che si guidano da sole.

6 – Come vi state organizzando sul territorio per far conoscere il servizio Letzgo?
Reza Effendi: al momento cerchiamo di collocarci presso eventi, serate, e cerchiamo offrire Letzgo come un servizio aggiunto e di valore per bar e ristoranti.
Con l’operation di Letzgo, abbiamo previsto la distribuzione di PromoCode, per gli utenti che non conoscono o conoscono poco Letzgo, come studenti e comunità.
Per adesso il riscontro è ottimo e stiamo pensando anche partnership con le aziende.
Stasera a Torino, alla discoteca lo Chalet – ad esempio – abbiamo organizzato un evento con l’ISEF per 3.800 studenti. Letzgo ha un’utilità sociale da non sottovalutare: consentirà ai ragazzi che berranno in discoteca di ottenere un passaggio da chi invece ha scelto di non bere, nell’ottica di garantire un trasporto non solo ecosostenibile, ma anche sicuro.

Per ulteriori informazioni, clicca qui: Letzgo – carpooling.

Livia Ranieri

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