Google tra diritto d’oblio e diritto di cronaca

Google tra diritto d’oblio e diritto di cronaca

Il diritto all’oblio è un argomento molto ampio che necessita di un’approfondita analisi, in questo scenario acquisisce una grande rilevanza l’ultimo intervento in merito proveniente dal Garante della Privacy, che ha dichiarato infondato il ricorso di una persona che rifiutava la decisione di Google di non deindicizzare un articolo giornalistico che riportava il suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria.

Ma qual è stato l’esito del provvedimento?

L’Autorità preposta alla protezione dei dati personali ha scelto di proseguire la strada, peraltro già segnalata dalla Corte di Giustizia Europea, del contemperamento tra il diritto all’oblio e il diritto di cronaca e, pertanto gli utenti non potranno ottenere da Google la cancellazione dai risultati di ricerca di una notizia che li riguarda quando questa è di rilevante interesse pubblico ed attiene ad un fatto recente.

Secondo la persona indagata, il riferimento all’articolo che compariva tra i risultati della ricerca era fuorviante e pregiudizievole, motivando così la richiesta di cancellazione.

L’Autorità, avviata l’istruttoria, ha rilevato che il fatto era molto attuale e di sicuro interesse pubblico perché riguardava un’indagine giudiziaria che, seppur locale, vedeva coinvolte molte persone; inoltre, non è stata rilevata alcuna lesione del principio di essenzialità dell’informazione, secondo cui i dati personali devono essere trattati.

Per queste ragioni, in questo caso, il diritto di cronaca ha avuto la meglio sul diritto all’oblio.

Il Provvedimento n. 618/2014 del Garante della Privacy va, però, ben oltre il bilanciamento dei sopra citati diritti in quanto affronta il problema della coerenza tra i testi originali scansionati dal motore di ricerca e gli snippet, ossia le sintesi automatiche generate da Google e pubblicate sotto ogni risultato della ricerca. Nel caso di specie lo snippet associava il nome della persona a reati più gravi rispetto a quelli per cui era effettivamente sottoposto ad indagine, senza alcuna corrispondenza con quanto effettivamente riportato nell’articolo.

Il Garante sottolinea la necessità di coerenza e non fa altro che prendere atto che il colosso statunitense aveva già provveduto a rimuovere lo snippet, cioè il riassunto generato dal proprio algoritmo; questa battaglia si conclude uno a zero per Google.

Luciana Spina

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