Eredità: apriamo le porte al testamento online

Eredità: apriamo le porte al testamento online

L’era digitale ha portato con sé molti cambiamenti; tra questi anche l’eredità dei nostri figli, ai quali lasceremo i brani musicali acquistati sulle piattaforme digitali come iTunes e Spotify, gli e-book, tutti i file archiviati negli cloud storage OneDrive, Dropbox e GoogleDrive, i conti correnti e gli investimenti on line, i siti internet, i blog e i profili personali in giro sui diversi social network.

Le regole dei social e di Facebook, relativamente agli utenti disattivi sono state ben definite, ma ci sono altri beni digitali che nonostante l’astrattezza sono entrati prepotentemente nell’uso quotidiano.

Ma andiamo con ordine; cosa s’intende per bene digitale?

In dottrina si definisce bene digitale, l’entità fisica percepibile con i sensi umani solo attraverso la mediazione di un’apposita tecnologia di supporto come un pc; è sicuramente intangibile perché non può essere toccato, ma non necessariamente è anche immateriale come le creazioni dell’intelletto.

Il patrimonio ereditario, dunque, si amplia andando a contenere non solo alloggi, automobili e quadri, ma anche denaro depositato su conti correnti o in fondi d’investimento, gestiti esclusivamente online, oppure la possibilità di accedere a piattaforme di cloud, create appositamente per archiviare testi, foto, canzoni oppure lo spazio sul web per dominii, siti, blog, caselle di posta elettronica.

Per disporre dei beni digitali dopo la nostra morte, i nostri cari dovranno avere le nostre credenziali di accesso alle varie piattaforme e servizi, oltre disporre di eventuali istruzioni in merito alle modalità di utilizzo degli account creati.

Stipulate, dunque, un mandato post mortem, nel quale nominerete una persona che, alla vostra morte, avrà l’obbligo di consegnare le credenziali ed indicazioni sull’utilizzo agli eredi legittimi o testamentari. Il mandatario potrebbe coincidere con un familiare che ha diritto ad una quota dell’eredità oppure con un estraneo rispetto alla successione; in ogni caso deve trattarsi di una persona meritevole della vostra fiducia, perché gli state facendo custodire dati strettamente confidenziali.

Talvolta per l’acquisto di questi beni si contraggono dei debiti che possono andare a diminuire l’attivo ereditario. Sono debiti quelli che derivano dai pagamenti rateali a scadenze prefissate con addebito su carta di credito per abbonamenti sottoscritti per ascoltare la musica, gestire in maniera più efficace la rete professionale creata su Linkedin o per essere ospitati sul web con un sito, un blog o con la propria casella di posta elettronica. Costituisce un debito anche il saldo passivo di un conto corrente o di un deposito on line e lo scoperto va risanato. Di conseguenza gli eredi devono concretamente affrontare anche le situazioni passive che discendono dall’eredità di questi particolarissimi beni.

La consapevolezza delle conseguenze può condurre a prevedere l’assegnazione di tutti i propri beni (compresi quelli digitali), unitamente a chiavi d’accesso reali e virtuali. Assegnare i beni e lasciare precise indicazioni ai futuri eredi su accesso ed utilizzo costituisce l’arma migliore per prevenire lunghe e costose liti giudiziarie (oltre che con eventuali coeredi) con colossi del web e dell’informatica, talvolta stranieri, quindi chiamati ad applicare una legislazione differente dalla nostra, in conformità alla quale applicano rigorosamente il principio secondo cui non è consentito l’accesso ad utenti diversi da quelli registrati. Apriamo le porte al testamento digitale.

Luciana Spina

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