L’e-commerce l’asso nella manica per le piccole imprese

L’e-commerce l’asso nella manica per le piccole imprese

Soltanto il 4 % delle imprese italiane dispone di un portale e-commerce: i dati che ci fornisce il CNA Torino sono davvero significativi.
Vitaliano Alessio Stefanoni, responsabile per CNA Torino di ecom.impreseatorino.it, ci racconta in occasione del lancio della nuova piattaforma e-commerce, il perché il commercio online dovrebbe diventare al centro degli interessi del piccolo imprenditore e di come il mercato si sta evolvendo in Europa.
Il CNA di Torino cerca di venire incontro a quest’esigenza d’innovazione e di cambiamento del mercato, attraverso un portale dedicato, che, online dal 9 giugno, può diventare un punto di accesso per le piccole realtà locali al grande mercato di Internet, quindi un’occasione per l’export della manifattura italiana e non solo nel mondo.

1 – Quali vantaggi può ricavare la piccola media impresa dal creare un catalogo dei propri prodotti on-line?
Il mercato sta cambiando e al giorno d’oggi è necessario prendere in considerazione la Rete per poter espandere il proprio bacino di clienti. Internet, infatti, è essenziale e offre alla piccola e media impresa possibilità che solo grazie all’apertura e alla gestione di un portale e-commerce può cogliere.
Lo shopping online è il futuro del commercio in Italia, esattamente come è già oggi il presente in tutti i mercati anglosassoni dove la percentuale di utenti che acquista solo on-line è molto alta.
Attraverso un portale online, l’impresa può esporre in una vetrina virtuale i propri prodotti, essere rintracciabile tramite i motori di ricerca e offrire pacchetti personalizzati per i propri clienti e soprattutto seguirli nei loro acquisti anche se gli stessi si trovano dislocati in un territorio molto più vasto di quello locale.

2 – Quali sono le categorie merceologiche che dovrebbero prestare attenzione a questo nuovo modo di fare acquisti?
Potenzialmente non vi sono categorie merceologiche escluse dall’e-commerce. Oggi appena il 4% delle imprese italiane – 6 milioni di Partite Iva – ha un canale e-commerce attivo.
I margini di crescita sono enormi, mentre la domanda del mercato lievita in modo esponenziale.
Non essere in grado di vendere online significa ormai con certezza perdere delle opportunità di vendita: un rischio che in tempo di crisi nessuna azienda e nessun lavoratore autonomo può permettersi. Certamente, vi sono categorie merceologiche che sono più semplici da proporre come la moda e gli accessori, l’alimentare di qualità confezionato e non deperibile e i complementi di arredo per la casa. Nessuna categoria è tuttavia esclusa se l’e-commerce viene considerato come una proposta commerciale da perfezionarsi in laboratorio. Intendo dire che anche il sarto che fa abiti su misura dovrebbe avere un negozio on-line perché così facendo crea un desiderio di acquisto nel consumatore anche se questo desiderio deve poi essere realizzato o semplicemente completato in bottega. Conosco artigiani che lavorano su misura con uomini d’affari in Svizzera, Spagna e Svezia e che per motivi di lavoro due o tre volte all’anno sono a Torino. E’ solo una questione di punti di vista.

3 – Che obiettivi si possono raggiungere nel lungo periodo?
Nel lungo periodo l’ecommerce può consentire certamente di raddoppiare il giro d’affari. Occorre però lavorare bene per promuovere offline il negozio virtuale e dedicare molto tempo alla sua promozione. La bacchetta magica esiste solo nelle fiabe.

4 – Perché il passaparola non è più sufficiente, per le piccole realtà locali, per raggiungere i propri clienti?
Il passaparola del XXI secolo è Internet. Sono semplicemente cambiati gli strumenti. La società si è atomizzata. Le persone si parlano a distanza tramite il web anche quando sono nella stessa stanza. Questo accade molto spesso sul luogo di lavoro. Certe volte non ci si incontra per giorni, ma ci si invia reciprocamente molte email. Per questo è fondamentale saper padroneggiare i blog e i social network, perché sono i nuovi luoghi in cui si forma il consenso e la simpatia verso un marchio, un prodotto e in cui si maturano le decisioni di acquisto, ci si influenza reciprocamente o ci si lascia influenzare da chi ha una maggiore capacità di comunicazione. E poi come sempre, la comunicazione è virale e si moltiplica, premiando chi sa governarla a proprio favore.

Livia Ranieri

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