Il diritto all’oblio, tra la tutela della privacy e il diritto all’informazione

Il diritto all’oblio, tra la tutela della privacy e il diritto all’informazione

Il diritto all’oblio è il diritto di un individuo ad essere “dimenticato”, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato sono stati oggetto di cronaca o di interesse pubblico e che potrebbero ancora condizionare la sua immagine sociale in modo non veritiero.
L’interesse pubblico alla notorietà di un fatto di per sé privato, con il trascorrere del tempo, si affievolisce sino alla completa eliminazione. In quel dato momento sorge il diritto all’oblio; la persona ha dunque interesse a non restare permanentemente esposta ai danni ulteriori che la pubblicazione di una o più notizie arreca all’onore e alla reputazione.

L’attuazione di tale diritto incontra due limiti: uno nel diritto di cronaca, ovvero nell’interesse effettivo ed attuale alla diffusione di determinate notizie aventi una rilevanza pubblica, peraltro garantito dall’art. 21 della Cost.; l’altro nell’interesse di ricordare la digital inheritance, i dati pubblicati sul web, emerso con la diffusione di Internet.

Il diritto all’oblio, tutelando l’identità personale, è collocabile tra i diritti inviolabili previsti dalla nostra Costituzione.
Le definizioni di diritto all’oblio:
La prima definizione è risalente nel tempo ed elaborata dalla dottrina civilistica e dalla giurisprudenza. Si fa riferimento al diritto di un soggetto a non vedere pubblicate alcune notizie già pubblicate o quando non vi è interesse pubblico alla pubblicazione.
La seconda definizione è relativa a tale diritto all’epoca della Rete e del mondo di Internet.
Ciò che lo caratterizza sono le modalità proprie di diffusione dell’informazione.
In Rete, una volta avvenuta la pubblicazione di dati o notizie, per sua stessa natura l’informazione non è mai cancellata, ma permane disponibile o quanto meno astrattamente disponibile a tutti e senza limite di tempo.
In questo caso, si vuole garantire che l’identità di un soggetto – nelle modalità rese pubbliche – non sia travisata sulla Rete proprio a fronte delle caratteristiche specifiche che questo fenomeno sociale ha portato.
Sul punto la Cassazione, con la decisione del 5 aprile 2012, n. 5525, ha stabilito che è necessario attribuire un peso all’informazione che va contestualizzata e comparata con la finalità perseguita di tutela dell’individuo.
In sostanza, nel caso in cui l’interesse alla tutela dell’individuo sarà predominante rispetto all’interesse a rendere pubblica la notizia o i fatti o i dati allo stesso relativi, la pubblicazione non dovrà avvenire e se avvenuta dovrà cessare.
La terza definizione del diritto all’oblio è relativa al diritto alla cancellazione, al blocco, al congelamento dei dati o all’opposizione al trattamento dei dati previsti dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995 relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.
L’art. 14 della medesima direttiva disciplina il diritto di opposizione della persona interessata e dispone che gli Stati membri riconoscono alla persona interessata il diritto di opporsi in qualsiasi momento, per motivi preminenti e legittimi, derivanti dalla situazione particolare, al trattamento di dati che la riguardano, salvo disposizione contraria prevista dalla normativa nazionale. In caso di opposizione giustificata il trattamento effettuato dal responsabile non può più riguardare tali dati.

Le disposizioni della direttiva europea sopra citate sono state attuate nell’ordinamento giuridico italiano con il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali e in particolare con l’art. 7, comma 3, lett. b), il quale dispone la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati e con l’art. 7, comma 4 il quale dispone che l’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte, a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta.

Dunque i due impianti normativi subordinano il diritto alla cancellazione dei dati e il diritto di opposizione al trattamento nel ricorrere a precisi presupposti: che il trattamento sia avvenuto in violazione di legge o che ricorrano motivi legittimi.
Sul punto la normativa comunitaria è in piena evoluzione ed è in discussione l’emanazione di un regolamento comunitario che riordini la materia attualizzandola al World Wide Web e ai social network e risponda in maniera efficace alle problematiche sorte.

Avv. Christian Ricciardi Calderaro

Redazione

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