Android, come prima piattaforma di sviluppo

Android, come prima piattaforma di sviluppo

Molte applicazioni mobile vedono la prima luce su Android, piattaforma di sviluppo open source, che sta acquistando terreno, coinvolgendo un’ampia fetta di mercato in Europa e Stati Uniti, a discapito della stessa Apple e di Windows Phone.
Francesco Ronchi, CEO di Synesthesia ed esperto di Android, ci racconta un po’ l’evoluzione del sistema Android, senza tralasciare quali sono le regole di base, per realizzare un buon sistema mobile.
Inoltre, ci notifica il grande successo avuto da droidcon Torino 2015, un evento organizzato per sviluppatori Android ed aziende, il quale evidenzia come la piattaforma made in Google sia sotto l’attenzione di tutti.

1 – Che ruolo sta acquisendo Android come piattaforma di sviluppo di app per mobile?
Android ha storicamente vissuto una forma di sindrome di inferiorità rispetto all’antagonista di sempre di casa Apple.
Nato qualche anno dopo dopo, infatti, inizialmente ha inseguito il rivale, introducendo poi però sempre più caratteristiche innovative, che in molti casi sono andate col tempo a “contaminare” anche iOS.
Da qualche tempo, Android ha raggiunto una maturità notevole, oltre ad una fetta di mercato che in molti paesi, come l’Italia, oggi supera anche il 70%.

Questo aspetto, unitamente al grande lavoro fatto da Google sul Material Design che caratterizza Android dalla versione 5, ha fatto sì che sempre più sviluppatori scelgano Android come prima piattaforma di sviluppo, e come base per progettare la propria strategia sulle mobile apps. 

2 – Quali sono le regole principali a cui un programmatore deve attingere?
Un buon punto di partenza sono le linee guida dei vari sistemi operativi.
Seguendole si ha la garanzia di non disorientare troppo l’utente e di beneficiare di un codice più manutenibile.
Il riutilizzo del codice è anche importante, il proprio o quello delle innumerevoli librerie e soluzioni, spesso open source, di altissima qualità che vanno a completare o ad integrare il set di strumenti a disposizione del programmatore.
Ma la vera arma segreta per noi è quella di puntare molto sulla progettazione. Prima di iniziare a scrivere codice, partire dal disegno della User Experience, magari creando dei wireframe, un prototipo preliminare.

3 – Organizzi annualmente l’evento droidcon. Qual è stato il bilancio di questa edizione e cosa prevedi per la prossima?
Il droidcon a Torino quest’anno ha portato quasi il doppio dei partecipanti dello scorso anno, posizionandosi agli stessi livelli, se non sopra, delle altre edizioni internazionali.
Per un evento tecnico, dedicato agli sviluppatori di Android, è un traguardo notevole e che ci riempie di orgoglio.
Questa edizione ha portato contenuti di altissimo livello su temi importanti dello sviluppo, il testing, la sicurezza, il design, la monetizzazione delle app.
Si è parlato di wearable e di Internet of Things, che sono stati anche al centro della Hackathon. Per la prossima edizione contiamo di consolidare il successo raggiunto, ma anche di portare degli altri eventi satellite, durante l’anno, su temi più specifici, realizzando workshop mirati. Nel frattempo, tutti gli occhi sono puntati sull’imminente Google I/O.

4 – Cosa pensi del movimento quantified self? Come si integra su Android?
Ho seguito con interesse e curiosità la filosofia del quantified self da quando, recentemente, l’ho scoperta. Credo sia l’alba di una nuova era con risvolti molto interessanti ad esempio nella health care o nella consapevolezza di se stessi, ma anche con qualche lato un po’ inquietante.
Android è all’avanguardia nell’ambito wearable, anche grazie all’apertura della piattaforma sono disponibili innumerevoli hardware e software che possono essere utilizzati per “monitorare se stessi”.

5 – Quali sono le application killer di quest’anno, secondo te?
Si è fatto un gran parlare delle applicazioni che permettono di condividere video in tempo reale, come Periscope e Merkaat (quest’ultima approdata anche su Android).
Aprono sicuramente tematiche interessanti ma è presto per dire se saranno solo una moda passeggera o rimarranno concretamente. Credo invece che vedremo sempre più apps per interagire direttamente con il mondo reale, attraverso l’Internet of Things, agli oggetti interconessi e alla domotica.
Anche l’automotive si sta dimostrando più ricettivo, e grazie ad i nuovi standard sarà possibile integrare sempre di più lo smartphone con la propria auto.

Livia Ranieri

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