AltroConsumo: come i social gestiscono le segnalazioni sui contenuti da rimuovere

AltroConsumo: come i social gestiscono le segnalazioni sui contenuti da rimuovere

A volte leggendo i post e i commenti pubblicati su Facebook ho pensato ma fatti furbo, perché alcune frasi mi apparivano come un’interferenza nella parte più privata di una persona o la svendita in piazza di una situazione che non doveva divenire nota ai più.

Così mentre mi chiedevo se, al di là dei dati ufficialmente forniti dalle community, funzionano veramente le segnalazioni ai social network, mi sono imbattuta sull’inchiesta “Se l’orrore corre sui social” di ALTROCONSUMO, che spiega cosa può essere segnalato e cosa accade in conseguenza della segnalazione effettuata.

La rivista, che ormai da anni aiuta i consumatori e gli utenti a destreggiarsi tra i più comuni problemi del mercato e della rete, precisa immediatamente che ogni social ha le sue regole (che ogni iscritto ha letto e accettato al momento dell’iscrizione) e solo la violazione di una o più di queste può comportare la cancellazione del contenuto quale effetto della valutazione da parte dei gestori della piattaforma della segnalazione ricevuta da un altro utente.

L’inchiesta ha rivelato che sui principali social: Facebook, Twitter e Youtube si trovano numerosi contenuti da segnalare. La maggior parte dei materiali da censurare è stata reperita su Youtube, dove nonostante il divieto di pubblicazione di video pornografici, fioccano i filmati di questo genere. La redazione di ALTROCONSUMO ha effettuato le segnalazioni più diverse, ma, pur avendo riscontrato la successiva cancellazione dei contenuti segnalati, solo Facebook ha risposto in merito alla proposta avanzata.

In particolare secondo i parametri previsti da Facebook, i contenuti che sono passibili di segnalazione appartengono a quattro macro gruppi: contenuti relativi ad attività criminali (es. vendita di droghe), relativi ai singoli o alle relazioni tra gli iscritti (minacce, istigazione al suicidio, bullismo…), relativi alle proprie opinioni (odio razziale, violenza, sessismo…) e infine quelli che per la maggior parte delle persone potrebbero essere inadatti (es. pornografia, nudo, immagini violente). All’interno di queste categorie si eseguono degli ulteriori distinguo, pertanto ciò che per noi, sicuramente per me, non è adeguato alla pubblicazione su una piattaforma che dovrebbe essere improntata alla condivisione di cose piacevoli, potrebbe essere considerata sicura dal social. In ogni caso una volta effettuata la segnalazione, un membro del team fb valuta la segnalazione stessa e risponde, in tempi brevi, all’utente che ha proposto la rimozione; di conseguenza nel caso in cui l’utente abbia ragione, Facebook procede alla cancellazione del contenuto, diversamente risponde affermando la sicurezza di quanto pubblicato con tanto di motivazione.

L’elemento che incide maggiormente sulla valutazione di quanto viene pubblicato è l’intenzione; in effetti, talvolta, l’uso di immagini cruenti o forti potrebbe rispondere all’esigenza di denuncia o sensibilizzazione nei confronti di un grave problema, quindi la rimozione sarebbe ingiustificata.

È palese che le regole dei social sono volte ad impedire gravi comportamenti lesivi dell’integrità fisica, dell’immagine e della dignità della persona, perciò tutto ciò che agli utenti più tranchant, come me, appare inadatto potrebbe essere accettato dalla community; questo non deve, però, frenare nessun iscritto dall’esprimere la propria sensibilità chiedendo ai propri contatti di rimuovere i contenuti che ci coinvolgono e che riteniamo imbarazzanti oppure dal fare buon uso della propria attenzione usando la funzione della segnalazione per proporre di rimuovere post o immagini che possono ledere le persone.

Fonte: Hi TEST le nuove tecnologie secondo ALTROCONSUMO, numero 52 del novembre 2015

Luciana Spina

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